I RAGAZZI DELLLA 3^H RICORDANO PRIMO LEVI….

a cura della prof.ssa Bicego

Picone.

Ho letto solo dopo la questione del vagone merci, ciò nonostante non ho potuto non notarlo e attribuirgli un significato simbolico, come fosse lì per dire ai passanti “Amico guarda! Quella guerra che pensi sia tanto lontana, è passata di qua”, per ricordare al mondo che noi facciamo parte di quella guerra e dobbiamo ricordarlo in modo che quello che è successo non accada più…

Magnifica mostra presso Palazzo Madama a Torino, edificio addirittura riconosciuto come patrimonio dell’umanità dal 1997 e io, da autore e improvvisato giornalista, ho avuto modo di vedere ciò che qui si è voluto esporre in occasione del 70° anniversario della liberazione del campo di Auschwitz

La mostra è magnifica, ammetto che raramente si è capaci di mostrare al pubblico una tale efferatezza, come quella dei campi di concentramento, senza renderla pesante o noiosa. Ciò che rende affascinante e profonda la mostra è sicuramente il fatto che si è voluto parlare di Levi come un uomo, un essere umano, non uno scrittore ebreo sopravvissuto, con i suoi pregi e difetti.

Ho visto un Primo Levi chimico, d’altro canto era proprio in chimica che si era laureato presso l’Università degli studi di Torino, mostrando la sua passione e le sue attenzioni verso la materia e ciò che essa crea. Ho conosciuto un Primo Levi franco, che sapeva ciò che aveva vissuto e voleva mostrarlo e raccontarlo a chi ancora non c’era e a chi era lì ,ma fingeva che tutto fosse normale. Un Levi che amava lavorare e distorcere il rame per creare forme come gabbiani, draghi e dromedari, unendo la fantascienza alla realtà.

Primo Michele Levi lavorò anche in una fabbrica di vernice, la SIVA, per chi non lo sapesse, perché egli era un uomo, un lavoratore, un marito, non era solo un ebreo, un sopravvissuto, uno scrittore …

È un eroe sì, ma non come si crede, non era un ebreo che preferiva morire in un Lager piuttosto che rinunciare alla sua religione, non era un partigiano antifascista convinto di vincere, anzi, a dirla tutta, prima che venisse catturato, divenne balilla e poi avanguardista, comunque di idee fasciste, ma venne poi imprigionato durante il periodo da partigiano ed deportato nel campo di raccolta di Carpi nel 1943 e nell’anno successivo in Polonia ad Auschwitz dove fu poi liberato nel 1945 dall’armata rossa, ovviamente ne uscì vivo per fortuna e non per capacità.

Ma l’esperienza che lì visse lo segnò in modo indelebile, il numero 174517 gli rimbombava in mente, fu proprio dopo la liberazione che divenne un eroe perché utilizzò l’arma più potente della civiltà per potere raccontare la sua storia, sfruttò la penna, le parole, la radio, la televisione, tutto ciò che aveva a disposizione per potere diffondere le sue conoscenze, per far sì che nessuno dimenticasse quel che era accaduto, qualcosa che nessuno doveva più dimenticare, neanche a distanza di millenni …

Grazie alle sue testimonianze conosciamo quali atrocità avvenivano ogni ora nei Lager, ringraziatelo quindi nel modo migliore in cui potete farlo, andate a quella mostra, sentitela dentro di voi, capite ciò che vuole trasmettervi e imparate perché quello che dice Primo Levi è in fondo molto simile a quello che a mio modo voglio fare capire io: Noi siamo cittadini del mondo e valiamo quindi allo stesso modo, senza distinzioni, capite che la libertà di ognuno termina dove inizia quella altrui, se riuscirete a comprenderlo, sarete liberi.

“Voi che vivete sicuri nelle vostre tiepide case, voi che trovate tornando a sera il cibo caldo e visi amici: considerate se questo è un uomo, che lavora nel fango, che non conosce pace, che lotta per mezzo pane, che muore per un sì o per un no …”   (D.P.)

Picone

Donato

Comincio con il dire che non ero molto convinta di voler andare a questa mostra nonostante l’argomento fosse uno dei più interessanti a parer mio.

Prima di tutto mi è piaciuto il luogo dove si svolge e con questo intendo il sotterraneo che crea un’atmosfera diversa alla visita. Le cose interessanti sono quelle che ti fanno sentire nel bel mezzo dei campi di concentramento e ciò lo dico poiché la parte che mi ha colpita davvero erano una serie di slide poste in modo tale che uno potesse concentrarsi su ogni frase senza dover perdere il segno di ciò che si stava leggendo.

Erano frasi molto toccanti. Sì, noi conosciamo già la maggior parte degli avvenimenti grazie ai libri e agli articoli, ma quelle immagini descrivono la situazione in poche parole.

Una delle parti che, detto con sincerità, non mi ha colpita è stata quella sulla chimica e sulla scienza. Sarà perché mi attraggono di più gli argomenti come la guerra, le deportazioni ecc..insomma, tutto ciò che trasmette “emozioni”.

In generale è stata una mostra breve e di conseguenza leggera. Ci si poteva soffermare su ogni dettaglio, è stata un’esperienza positiva che ripeterei ancora una volta…ma con più calma.

Donato

Geninatti.

La mostra su Primo Levi mi ha rivelato delle cose che non immaginavo, ho apprezzato molto le sue frasi piene di emozioni, l’ho trovata d’aiuto per comprendere ancora più a fondo il trauma che gli ex deportati si portarono dietro per tutta la vita.

Geninatti

Masa.

La mostra mi è piaciuta abbastanza, pensavo che ci sarebbero stati più dettagli riguardo la sua deportazione. Mi è piaciuta la parte in cui c’erano delle frasi sia scritte in italiano che in inglese, parlavano di come la dignità di una persona possa essere tolta. Per me sono state molto toccanti. Nel complesso mi è piaciuto anche perché mostrava ciò che Primo Levi faceva nella sua vita e i mestieri che lui praticava.

Masa

Mazzoleni.

Nel complesso ho trovato la mostra molto interessante, ciò che mi ha colpito di più sono state le frasi riguardanti i lager e i deportati: mi hanno fatto riflettere molto sulle loro condizioni di vita e su quanto ciò che é accaduto sia stato terribile e come non si debba più ripetere.

Ho trovato anche molto interessante il vagone dei deportati posto fuori dal museo, che mi ha suscitato diverse emozioni in quanto sorprende trovare riferimenti a quel periodo, nella nostra realtà quotidiana.

Il vagone rosso posto in piazza Castello, secondo la mia opinione, non rovina l’estetica della piazza perché essendo Torino una città antica, riferimenti storici come quello possono incrementare la cultura della città.

Mazzoleni

Tarek.

La mostra é stata abbastanza rapida, ma nella sua rapidità c’erano così tante cose, distinte per diversi generi: dai racconti con disegni, ai racconti di Auschwitz, dal tavolo da chimico agli articoli di giornale. La parte che mi ha interessato di più é stata proprio quella con i disegni o anche con i fili di ferro intrecciati e il tavolo di chimico, perché era qualcosa che non si studia di solito parlando di Primo Levi. É stata una visita interessante e anche piuttosto breve.

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